Trekking in Val di Susa: Novalesa-Stellina

Numerosi e mozzafiato, i trekking della Val di Susa.

 

Il sentiero, quasi tutto in salita, per circa 10 km, è ben segnalato, basta seguire i segni rossi del CAI e i  segnali per il Rifugio la Stellina – siuato sulla cima Carolei, a 2610 metri, che prende il nome della figlia del comandane dei partigiani Giulio Bolaffi della IV Divisione Giustizia e Libertà Stellina, che in quei luoghi vissero per due anni durante la Resistenza.

 

Sono stati i volontari e le volontarie di Novalesa a voler costruire il rifugio in ricordo dei loro nonni, padri e amici partigiani.

 

Abbiamo voluto imitare Nonno Aldo,uno dei pochi partigiani rimasti in Valle. Proprio come lui, siamo partiti dalla casa costruita da suo padre Michele, a Villaretto, sotto le pendici del Rocciamelone, direzione montagne.

 

Passando da Novalesa, antico e mistico borgo di strada costuito attorno alla via Maestra – parte della strada antica di Francia che dal Medioevo al XIX secolo rappresentava il principale punto di valico interalpino – alla fine del paese si sale lungo la mulattiera, la pista agroforestale Novalesa-Prapiano, accanto a una delle tante cascate della zona, attraversando prima i boschi di noccioli e castagni, querce, pini e larici, fino ad arrivare ai pascoli, a circa 1800 m. Dall’alpeggio si continua sempre lungo il sentiero segnato, con il rifugio già riconoscibile lassù in cima. Gi ultimi 500 metri di dislivello risalendo a zigzag i pendii erbosi sono abbastanza faticosi ma pensando a chi ci aveva preceduto e difeso abbiamo trovato l’energia per arrivare a destinazione con il sorriso e senza troppa fatica.

 

Noi, comprese le pause, ci abbiamo impegato circa 4 ore.

 

Da lì se uno ha tempo e un giorno in più, può riposare al Rifugio e la mattina dopo salire fino al Rocciamelone (3538 m s.l.m.) oppure svalicare verso il Moncenisio.

 

Noi siamo riscesi verso casa dopo un sonnellino pomeridiano sotto il tetto del Rifugio, appena ha finito di piovere ( sui rilievi montuosi è facile che piova nel pomeriggio quindi concentrate il grosso del trekking nel mattino). Per cambiare sentiero non abbiamo ripreso la mulattiera (molto pendente) ma abbiamo seguito i tornanti sterrati, con il risultato che a scendere abbiamo percorso quasi 20 km. Alla fine facevano male i piedi, ma ce la siamo cavata, e prima di cena eravamo di nuovo a casa.

 

Morale della favola: quasi 30 km camminati! La sera avevamo i muscoli in pappa, ma tanto alle 9 eravamo a letto, felici di aver respirato le conifere, di aver ammirato le vette della Val di Susa, di aver camminato sui morbidi e verdi tappeti di Alchemilla, Verbena, Verbasco, Echinacea, Genzianella…